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Hashtag Bergamo

L’articolo che ti sto per proporre non è altro che una piccola riflessione sugli hashtag, nata dopo aver osservato per diversi mesi il comportamento errato di diverse aziende sui Social Network.

La cosa davvero grave non è tanto la pessima figura che fanno nei confronti del pubblico per la scarsa conoscenza dello strumento, quanto per le straordinarie opportunità che perdono, considerato quanto l’hashtag può offrire per la propria attività, in termine di vendite e visibilità.

Non so tu, ma io gli Hashtag nel 2015 li trovo ovunque: sui social, alla fermata del bus, al cinema, sui muri. Ebbene si, sto proprio parlando di loro, delle parole precedute dal simbolo # e utilizzate anche da tua zia, quella che commenta per prima la tua nuova foto in Facebook con un #bella#foto.

Quello che tua zia forse non sa, è che per attivare più hashtag all’interno dello stesso post vi è una regola, semplice ma rigida: devono essere divisi da uno spazio. Il vero problema purtroppo, è che non è solo tua a zia a non saperlo, ma una buona fetta della popolazione Social: devo ammetterlo, un po’ mi dispiace per queste persone, considerando l’impegno che ci mettono nel crearli.

Peccato però che, anche se si attivassero, il 90% di quegli hashtag servirebbero a poco a nulla. Per capire meglio ti faccio qualche esempio.

#mangio #una #coca #cola #seduto #al #tavolo #4

Trattasi -senza ombra di dubbio- di un’iperbole del cancelletto, ma spesso utilizzata da molti utenti sui Social Network. Ma si dai, tutto sommato chissenefrega di ciò che ciascuno scrive sulla propria bacheca, ognuno è libero di far quel gli pare.

Ma quando sono le aziende a scrivere certe frasi? Beh, allora in questo caso c’è da fare qualche riflessione e pensare che molto probabilmente non hanno capito molto bene la finalità dell’hashtag.

A Cosa Serve

Non so se ci hai pensato, ma quando fai una query di ricerca all’interno di Social Network come Facebook e Twitter, il motore è in grado di fornire risultati solamente per persone, luoghi, aziende o gruppi, non per informazioni specifiche quali “negozi di abbigliamento a Bergamo”.

Prova a pensare a un interessantissimo commento letto su uno dei tuoi gruppi preferiti in Facebook e che vorresti rileggere perché era di straordinaria utilità per te. Scommetto che, anche se poi l’hai trovato, hai avuto davvero difficoltà a tornarci (a proposito, l’hai davvero trovato?)

Una delle finalità maggiori dell’hashtag è proprio questa: permettere d’indicizzare alcuni contenuti mediante delle etichette, allo scopo di permettere agli utenti di trovare più facilmente un messaggio collegato ad un argomento e partecipare alla discussione. Vuoi un esempio pratico? Ti accontento subito.

Io sono un grande appassionato di pesci rossi e in particolare dalla varietà Shubunkin. Dopo aver scattato una foto ai miei pesciolini ed averla postata su Instagram, dò un occhio a tutti i tag che parlano di Shubunkin e mi balza subito all’occhio un utente che ha scatto diverse foto, tutte raffiguranti bellissimi Shubunkin mai visti prima. Indago su google e scopro che l’utente non è altro che un’azienda agricola che commercializza pesci, in particolare goldfish. Fantastico! Ho trovato i pesci dei miei sogni grazie ad Instagram!

Shubunkin

Ecco cosa dovrebbe fare un’azienda per trarre massimo profitto dagli hashtag! Capire gli interessi dei clienti e usare gli hashtag a loro favore!

Hashtag ok, ma quanti?

Come ogni Social Network è diverso dall’altro, anche gli stessi Hashtag lo dovrebbero essere. Per questo, ti sconsiglio di usare le varie app e programmi che ti permettono di postare contemporaneamente il tuo stato su Facebook, Twitter e Instagram e di dedicare per ciascuno un po’ di tempo nella loro rielaborazione. Non sai quanti farne e come distinguerli? Ecco per te dei piccoli suggerimenti, suddivisi per Social Network!

Twitter

Twitter è il tempio degli hashtag, anche perché tutto è nato da qui. Era il 23 agosto 2007 quando Chris Messina postò la frase che cambiò per sempre la storia dell’azienda di San Francisco:

Primo Hashtag John Messina

(barcamp stava ad indicare una serie di conferenze sulla tecnologia che poi sbarcarono anche in Italia).

Ci vollero un paio di anni ma poi, dal 1 luglio 2009, twitter introdusse il collegamento ipertestuale sugli hashtag a tutti i nuovi messaggi recanti lo stesso hashtag.

Ok, ma quanti in un post? Non molti. Bisogna considerare che su twitter il testo ha molta importanza, pertanto se su 140 caratteri mettiamo 3 hashtag lo spazio per il testo si riduce enormemente. Studi recenti dimostrano che i tweet con un hashtag ricevono molta più attenzione rispetto a quelli senza, ma se iniziano ad essere più di due, l’interazione con gli utenti cala enormemente. In sostanza, pochi, ma buoni. Nel 2010 inoltre, Twitter ha introdotto nella prima pagina i trending topic, ossia gli hashtag più utilizzati in quel momento dagli utenti di uno stato.

Utilizzando gli hashtag dei trending topic, puoi ottenere maggiore visibilità ai tuoi contenuti, mostrandoli a persone che sono fuori dalla tua portata naturale.

Un modo per creare interesse al tuo brand è sicuramente quello di associare gli hashtag popolari che hanno attinenza con la tua azienda, in modo da fornire la tua filosofia alla comunità e acquisire nuovi clienti.

Facciamo un esempio: da poco hai aperto un negozio di acconciature e mentre stai guardando sul divano la nuova serie Hair su Real Time, noti che su Twitter molti ne parlano e #hair è un trending topic. Che ne dici di twittare qualche foto di fantastiche acconciature che hai appena realizzato in negozio? La visibilità è assicurata.

Instagram

A differenza di Twitter, qui l’hashtag è libero. Mettine quanti ne vuoi, tanto non disturbano. Su Instagram regna l’immagine e pertanto viene tollerata praticamente qualsiasi cosa sia scritta in didascalia, perché è comunque secondaria rispetto all’immagine. E ti dirò di più: i post che hanno almeno 10 hashtag ricevono una maggiore interazione.

È chiaro però che, per aver successo, gli hashtag debbano essere pertinenti oppure correlati in qualche modo alla foto, pena l’effetto contrario.

Se sei un punto vendita, ti consiglio di non tralasciare mai tre hashtag nelle tue foto:

  • 1) Il brand dell’oggetto che hai immortalato;
  • 2) La città (se periferia) o il quartiere (se metropoli) della sede del tuo vendita;
  • 3) Il nome della tua azienda.

Se non sai dove sbattere la testa per scrivere hashtag collegati alla tua foto, puoi entrare in hashtagify.me, che ti fornisce hashtag correlati alla parola a cui sei interessato.

Facebook

È dal 2013 che l’Hashtag è disponibile anche su Facebook ma, se devo essere sincero con te, non ha avuto il successo che molti si aspettavano. Prova a pensarci, quante volte l’hai usato? Poche se non mai, non è vero?

Pertanto, salvo stravolgimenti futuri, ti consiglio di non prendere troppo sul serio gli hashtag su Facebook e di concentrare gli sforzi del # sugli altri due social, Twitter e Instagram.

E allora, che l’ #hashtag sia con te!

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